La Stampa 3D combatte l’osteoartrite

Scritto da The Shaper il .

L’osteoartrite è un malessere che colpisce oltre venti milioni di persone in tutto il mondo.
Le cifre in Italia raggiungono i 400 mila casi. Questa patologia provoca gonfiori, dolori e la graduale perdita della capacità di movimento delle articolazioni.

Experimental Biology Conference 2014Un modo adatto per combattere la degenerazione dovuta alla malattia sarebbe sostituire con una cartilagine prodotta artificialmente le parti colpite. Il metodo di utilizzare una stampante 3D per produrre i "pezzi" potrebbe essere adatto allo scopo.
Domenica 27 Aprile è stato presentato questo metodo a San Diego, alla Experimental Biology Conference 2014.

L’osteoartrite infatti non è curabile. Sono trattabili i sintomi per esempio utilizzando degli antidolorifici.
La stessa causa della malattia è tutt’oggi oggetto di discussione anche se si concorda che l’avanzamento dell’età e il peso eccessivo siano strettamente correlati ad essa.
In molti casi l’unico modo è la sostituzione, mediante un intervento piuttosto invasivo e spesso da ripetersi, dell’articolazione.

Rock Taun, a capo di un gruppo di ricercatori dell’università di Pittsburg, ha sviluppato un modo per creare le articolazioni mediante una stampa in 3D. "L’Osteoartrite, ha un impatto importante sulla qualità della vita e vi è un urgente bisogno di comprendere l’origine di tale malattia e sviluppare, quindi, un trattamento adeguato" ha affermato Taun, il quale è inoltre il co-direttore dell’Armed Force Institute di Medicina Rigenerativa.
Taun è fiducioso che tale tecnica possa essere utilizzata anche per aiutare i militari mutilati in missione. “Speriamo che il metodo che stiamo sviluppando consentirà di far la differenza, sia nello studio della malattia che nel trattamento dei malati con degenerazione cartilaginea, o lesioni alle articolazioni”.

Taun starebbe derivando la cartilagine sostitutiva dalle cellule staminali del paziente. La tecnica prevede l’uso di una stampante 3D per dar forma alla cartilagine. Questo è il primo tentativo a contrapporre una luce visibile al posto dei raggi UV che possono danneggiare il DNA cellulare.
Taun punta a raffinare questa tecnica in modo tale che diventi di uso comune e facilmente impiegabile in qualunque luogo.

L’equipe di Taun ha fatto anche un ulteriore passo avanti grazie alla creazione di modelli stampati in 3D dell’innesto fra osso e cartilagine. Essi potranno dare ai ricercatori un’opportunità unica per studiare lo sviluppo della malattia, la quale potrà quindi esser trattata con nuovi farmaci.
I ricercatori stanno attualmente provando ad integrare la tecnica di stampa 3D, con la tecnica sviluppata in precedenza, ovvero quella che fa uso della filatura di nano fibre.

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