Felfil Evo, il progetto italiano che sbarca su Kickstarter per ridurre i costi della stampa 3D.

Scritto da collettivococomeri il .

Torino - Era il 16 giugno di quest’anno quando il colosso americano del crowdfunding Kickstarter, annunciò l’apertura verso i progetti provenienti dall'Italia, superando così gli innumerevoli problemi burocratici presenti.

Felfil EvoKickstarter permette infatti di presentare con video e foto il proprio progetto, chiedendo agli utenti donazioni in cambio di premi di ringraziamento di corrispettivo valore, in modo da raggiungere il budget minimo necessario per avviare la propria attività. Ecco così comparire sempre con maggiore frequenza campagne provenienti dall’Italia, come quella del Collettivo Cocomeri, un giovane team di design torinese.

Il progetto per cui sperano di ottenere finanziamenti dalla web community è Felfil Evo, un estrusore di filamento plastico adatto alla produzione di bobine per stampare in 3D.
Alessandro Severini, responsabile tecnico del progetto ci spiega più nel dettaglio: “Per chi non fosse esperto della materia, la grande maggioranza delle stampanti 3d in commercio utilizza una bobina di filamento plastico come una vera e propria cartuccia, sciogliendo man mano il filamento per ricreare l’oggetto desiderato. Le plastiche più utilizzate sono PLA - di origine naturale - e ABS - il materiale di cui sono fatti i mattoncini del Lego - le quali hanno un valore sul mercato al di sotto dei cinque euro al chilo.
Eppure, nonostante l’apparente economicità della materia prima, le bobine per stampare vengono vendute a cifre anche superiori ai 30 €/KgUn problema non da poco per chi stampa con frequenza, ma anche per chi gestisce un FabLab o un hacker-space, dove le macchine vengono affittate a utenti diversi e sono spesso in funzione”.

Felfil Evo promette di superare queste difficoltà permettendo a chiunque di produrre autonomamente il filamento di stampa, utilizzando l’economico granulato industriale o addirittura riciclando vecchi oggetti stampati in 3d. Quest’ultima possibilità non è assolutamente da sottovalutare, essendo a costo zero per l’utente, permette di sfruttare le vecchie stampe inutilizzate o imperfette; una forma di approccio etico al mondo delle stampanti 3D, che potrebbe essere esteso a qualsiasi tipo di rifiuto plastico e che implica una nuova presa di coscienza rispetto al valore dei materiali impiegati e all’utilità del loro corretto riciclo. Considerando anche il fatto che le attuali stampanti 3D sono, purtroppo, ancora lontane dall’essere perfette, e ciò implica che l’utilizzo sia connesso implicitamente ad un certo spreco di materiale.

Un progetto molto interessante quindi sia dal punto di vista pratico che ambientale, che vede le sue radici nel progetto open Felfil, definito un paio di anni fa all’interno del corso di Ecodesign presso il Politecnico di Torino, e che è stato seguito e supportato dall’I3P, il miglior incubatore di startup d’Italia, attraverso il programma Treatabit. Per chi volesse contribuire lo può fare attraverso il sito di kickstarter, donando anche una cifra modesta, e ottenendo in cambio uno dei simpatici “premi” previsti dai fondatori.

Ulteriori informazioni e approfondimenti sul progetto e sul Collettivo Cocomeri si possono trovare sui siti internet dedicati felfil.com, collettivococomeri.com e sulla omonima pagina facebook

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